Adolfo Rossi (1857-1921), giornalista e diplomatico

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Ritratto Adolfo Rossi in divisa consolare

Nel 1879 Adolfo Rossi ha soltanto ventuno anni. Vive nel suo paese in provincia di Rovigo. Lascia tutto e si imbarca per New York.

Nel 1879 Adolfo Rossi ha soltanto ventuno anni. Vive nel suo paese in provincia di Rovigo e ha da poco trovato un impiego nelle Poste. Tuttavia, preso da una voglia di avventura giovanile, tormentato da una “nostalgia dell’ignoto”, lascia tutto e si imbarca per New York. Sono gli anni della grande emigrazione dall’Italia agli Stati Uniti e Adolfo, che ha potuto studiare e non è spinto dalla fame, condividerà la sorte dei braccianti e degli artigiani osservando tutto con l’occhio lucido del cronista.

Adolfo Rossi nacque il 30 settembre 1857 a Valdentro, odierna frazione del Comune di Lendinara, da una famiglia della piccola borghesia e venne battezzato nella chiesa di Villanova del Ghebbo. Interrotti gli studi liceali per la prematura morte del padre trovò impiego presso l’ufficio postale lendinarese, ma come ricorderà egli stesso “… seguitavo ad ammattire sui libri, e cominciavo a scrivere come per istinto […]. Alberto Mario, mio concittadino, vide le prime novelle che scarabocchiavo, e mi incoraggiò a continuare, facendomi l’improvvisata di stamparne alcune nella Vita Nuova, rivista letteraria di Milano, diretta da Arcangelo Ghisleri.” Dopo l’interessamento dell’ex garibaldino, Adolfo fondò Il grillo del focolare, periodico quindicinale ispirato alle riviste inglesi.

Nel 1879 lasciò l’impiego per emigrare negli Stati Uniti; qui si adattò ai mestieri più umili, dall’operaio di fabbrica al venditore ambulante e al portiere d’albergo, seguendo il destino di molti suoi connazionali, una parentesi di vita che gli diede una visione diretta delle drammatiche condizioni degli emigranti. Dopo molteplici esperienze fu chiamato come redattore e corrispondente del quotidiano Il Progresso italoamericano, organo di stampa che nasceva proprio in quegli anni destinato a diventare la più autorevole voce in America in lingua italiana.

Rientrato in Italia si mise al servizio di importanti quotidiani nazionali avendo assimilato quello stile giornalistico anglosassone maturato negli anni newyorkesi, fatto di pragmatica sintesi e di attenta verifica delle fonti. Nacquero così, tra il 1884 e il 1901, le collaborazioni con Il Messaggero, La Tribuna di Roma, l’Adriatico di Venezia presso cui arrivò al ruolo di vicedirettore, ed il già prestigioso Corriere della Sera. Di quest’ultima testata fu corrispondente durante la campagna coloniale d’Eritrea (1895-’96). Alcune sue inchieste sui fatti al centro delle cronache nazionali dell’epoca ebbero una larga eco, come quella condotta in Sicilia alla vigilia dei disordini dei Fasci Siciliani o a Napoli in occasione del dilagare di un’epidemia di colera. Dai suoi scritti giornalistici spesso traeva il materiale per la pubblicazione di libri che riscuotevano particolare successo editoriale, un filone che aveva avuto modo di avviare dopo la fine dell’esperienza d’oltreoceano con la stampa di Un italiano in America, un vivace ritratto della sua vita di emigrante denso di acute osservazioni sul particolare contesto sociale in cui si era immerso.

Fu proprio alla luce di questi trascorsi che nel 1901 venne chiamato a collaborare con il neocostituito Commissariato per l’Emigrazione, organo che aveva l’obiettivo di controllare il fenomeno e fornire un aiuto agli espatriati. Gli fu inizialmente affidata una missione nello stato brasiliano di San Paolo per accertarsi delle miserevoli condizioni di lavoro e di vita all’interno delle fazendas. Per l’efficacia con cui aveva condotto l’incarico l’anno successivo venne nominato Ispettore Viaggiante per osservare la situazione in cui versavano i nostri connazionali avviati verso le miniere del Sudafrica. Nel 1905 fu la volta del suo ritorno negli Stati Uniti dove figurò tra gli organizzatori del primo Ufficio di Collocamento degli immigrati italiani e dell’Investigation Bureau, organo che pionieristicamente tentava di garantire loro una tutela legale.

Questi brillanti traguardi determinarono il suo ingresso nei ranghi ufficiali della diplomazia: nel 1908 fu nominato Console Reggente a Denver, in Colorado; tra il 1912 e 1914 fu Console Onorario a Santa Fè, nel New Mexico; alla fine dello stesso anno Ministro Residente a Asunción, in Paraguay; ed infine dal 1919 Ministro Plenipotenziario a Buenos Aires, in Argentina. Fu qui che la morte lo colse improvvisamente il 21 luglio 1921, le sue spoglie vennero rimpatriate nello stesso anno per essere tumulate nel cimitero comunale di Lendinara, accanto alle tombe di Jessie White e Alberto Mario, militanti mazziniani, che l’avevano conosciuto ed apprezzato nei suoi anni giovanili.

Fonte e storia
a cura del Comune di Lendinara – Biblioteca Civica “G. Baccari, Archivi Storici e Museo del Risorgimento in Polesine

Nicola – Comune di Lendinara (Ro) – Responsabile di Servizio – P.O. Area Socio-Culturale – III^ Settore – 2° Servizio – Direttore Biblioteca Civica “G. Baccari”, Archivi Storici e Museo del Risorgimento in Polesine.

Foto autografata di Adolfo Rossi in divisa consolare, inviata al Comune di Lendinara nel 1914

Link utili
Comune di Lendinara (Ro)

Cristina Greggio
Scritta da

Cristina Greggio

Regione del Veneto - Direzione Cultura e redazione Cultura Veneto