Arte. Candido Portinari, pittore “oltre”

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Multiforme, fertile e imprevedibile, il “vicentino” Portinari non è stato solo il più grande pittore brasiliano del ‘900.

Come ha raccontato al pubblico di Asiago il figlio Joao, premiato con la targa della nostra associazione, la sua arte ha fatto scuola in tutto il mondo.

Ha ragione Ferruccio Zecchin, Presidente di Vicentini nel Mondo quando, dal palco del teatro Millepini di Asiago, suggerisce una misura della grandezza di Candido Portinari, “talmente elevata e onnicomprensiva che si rischia sempre di dimenticare qualcosa di importante, come il il suo ruolo da protagonista nell’arte sacra contemporanea”.

D’altra parte, ogni volta che si ha a che fare con Candido, noto soprattutto per i due colossali pannelli di “Guerra e pace” esposti nella sede delle Nazioni Unite, a New York, si è presi da una sorte di vertigine. Che, anzi, da un’occasione all’altra non fa altro che aumentare, tanto è il senso di ammirazione, mista a sbigottimento, da cui si viene quasi travolti al cospetto dell’artista nato a Brodowski, in Brasile, secondogenito di dodici figli, il 29 dicembre 1903, e morto a Rio de Janeiro il 6 febbraio 1962.

Perché appare addirittura limitativo soffermarsi alla condivisa definizione di “più grande pittore brasiliano del ‘900”, evidenza che comunque basterebbe a dare lustro alle origini vicentine di Portinari, figlio di Giovanbattista Portinari, originario di Chiampo, e di Domenica Torquato, venuta al mondo dalle parti di Bassano, emigrati entrambi dall’Italia sul finire dell’800.

Che ci sia molto di più, e che di lui si debba parlare come di uno dei “più famosi sconosciuti del XX secolo”, è verità affiorata in tutta la sua potenza attrattiva durante l’evento “Candido Portinari uomo, figlio di emigrati e artista”, proposto al Millepini di Asiago dall’Associazione Vicentini nel Mondo in collaborazione con i Comuni di Asiago e Lusiana-Conco.

La serata ha preso corpo dalla volontà di consegnare la targa d’oro che i Vicentini nel Mondo, durante l’annuale Giornata dell’Emigrante organizzata a Lusiana, conferiscono ogni estate a eminenti personalità o associazioni. Nel 2020 la scelta era caduta su Joao Candido Portinari, l’unico figlio dell’artista, bloccato però in Brasile dalla pandemia di covid.

Il vuoto è stato colmato ad Asiago, dove l’incontro si è concluso con la premiazione effettuata dalla Sindaca di Lusiana-Conco, Antonella Corradin, assieme alla quale sono intervenuti Matteo Macilotti, sindaco di Chiampo, e Monica Gios, assessora alle politiche sociali del Comune di Asiago.

Momento culminante, la premiazione, prima della quale, nel corso di un’intervista rilasciata a Vicentini nel Mondo e durante un’appassionante lezione offerta al pubblico presente, Joao Candido Portinari ha dispensato perle preziosissime sull’opera paterna. Usando le sue parole, le proponiamo qui per brevi capitoli.


Joao Candido Portinari riceve la Targa d’Oro dei Vicentini nel Mondo dalla sindaca di Lusiana Conco, Antonella Corradin, e dal Presidente dell’Associazione, Ferruccio Zecchin

Versi illuminanti

Il grande poeta brasiliano Carlos Drummond de Andrade ha dedicato a mio padre la poesia La mano, dove a un certo punto si legge che nulla può più resistere alla mano del pittore.
E’ quanto meno verosimile, se consideriamo le oltre 5mila400 opere descritte nel Catalogo ragionato in cinque volumi recentemente pubblicato nell’ambito del Progetto Portinari. Si tratta di una mole di dipinti immane quanto necessaria, considerando che Candido ha attraversato il ‘900 rielaborando nella propria poetica spunti formulati dalle più varie correnti, non solo contemporanee: cubismo, espressionismo, realismo magico, arte sacra del Medioevo italiano.
Ciò gli ha garantito successo universale, ma sparpagliato in un’infinità di eventi, commerci, cessioni a privati, mostre estemporanee, tour in Paesi stranieri. Si tratta ora di restituire al popolo la conoscenza di un autore che era naturalmente popolare nella scelta dei temi e nelle forme con cui li svolge.

Joao Candido Portinari

La lezione di Leone Tolstoi

Esiste una coerenza di pensiero che porta proprio Candido Portinari a dipingere i due pannelli realizzati per la sede dell’Onu, a New York. E’ come se il grande scrittore russo autore del romanzo Guerra e pace, rivolgendosi all’adolescente e poverissimo ragazzo che voleva a ogni costo dipingere l’universo mondo, gli avesse detto di iniziare a farlo dalla minuscola comunità in cui era nato, perché lì aveva preso le mosse la sua avventura in questa vita. Solo partendo da Brodowski poteva raggiungere qualsiasi angolo dell’Infinito.

Joao Candido Portinari

Il richiamo incessante delle radici

In effetti, quando, dopo nove anni di sacrifici patiti per studiare all’Accademia delle Belle Arti di Rio, Candido Portinari vince la borsa di studio per maturare le proprie conoscenze a Parigi, all’epoca capitale mondiale dell’arte, il suo viaggio in Europa si rivela uno choc.
Che gli serve essenzialmente per due cose. Una è scoprire la necessità di iniziare il proprio percorso dal realismo dei cafeteros, come venivano chiamati i braccianti delle coltivazioni di caffè, per approdare da lì a capolavori della statura del murale di Tiradentes, ribelle indipendentista giustiziato dai conquistadores portoghesi. L’altra cosa consiste nell’incontro con mia madre, Maria Martinelli, che, oltre a diventare sua moglie, gli garantirà quel sostegno organizzativo e manageriale di cui aveva bisogno.

Joao Candido Portinari

L’universo dentro un chicco di caffè

Qualsiasi minuscolo particolare, perfino un chicco di caffè, si trasfigura così in qualcosa di universale e tendente all’eterno. 
Succede quando si ammala sua nonna Pellegrina; purché possa continuare a pregare in un luogo simile a una chiesa, mio padre trasforma un magazzino in una meravigliosa cappella affrescata con scene della tradizione cristiana, dove i modelli scelti per i personaggi evangelici sono altri suoi parenti e conoscenti.

Joao Candido Portinari

Vivere (e morire) di pittura

A sessant’anni dalla morte non si riesce a immaginare Candido Portinari senza un pennello in mano, perché il lavoro occupava tutta la sua vita.
I due pannelli di Guerra e Pace, oltre che per i 140 metri quadrati della loro dimensione, impressionano per il lavoro incessante e certosino di preparazione: quattro anni filati di bozze, ritratti, prove, esperimenti.
Non c’è da stupirsi se, una volta appreso dai medici che stava intossicandosi gravemente a causa dell’eccessiva esposizione ai colori chimici, Candido Portinari li abbia bellamente ignorati e sia morto esattamente com’era vissuto: con un pennello in mano.

Joao Candido Portinari

Il sogno

Grazie all’impegno dell’industriale Giuseppe Luraghi, nel 1963 si è tenuta a Milano l’unica mostra italiana dedicata a Candido Portinari. Nel 2023 saranno trascorsi sessant’anni esatti, per cui sarebbe fantastico celebrare la ricorrenza esponendo a Roma i due pannellidi Guerra e pace. Per ora è un sogno, ma stiamo lavorando perché diventi realtà

Joao Candido Portinari
Music Band, Candido Portinari 1956

Fonte articolo Vicentini nel Mondo – agosto 2022

Cristina Greggio
Scritta da

Cristina Greggio

Regione del Veneto - Direzione Cultura e redazione Cultura Veneto